Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico,
cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno,ultimi».

Nel cuore dell’estate, Gesù ci ricorda che tutti siamo chiamati alla salvezza e a vivere con Dio, perché di fronte alla salvezza non vi sono persone privilegiate. Tutti devono passare per la porta stretta della rinuncia e del dono di sé. L’interpellanza circa il problema fondamentale dell’esistenza: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?” (Lc 13,23), non ci può lasciare indifferenti. A tale domanda Gesù non risponde direttamente, ma esorta alla serietà dei propositi e delle scelte: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non vi riusciranno” (Lc 13,24). Il grave problema acquista sulle labbra di Gesù un’angolazione personale, morale, ascetica. Egli afferma con vigore che il raggiungimento della salvezza richiede sacrificio e lotta. Per entrare per quella porta stretta,
bisogna, afferma letteralmente il testo greco, “agonizzare”, cioè lottare vivacemente con ogni forza, senza sosta, e con fermezza di orientamento. Il testo parallelo di Matteo sembra ancor oggi più categorico: “Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via, che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta, invece, è la porta e angusta la via che conduce alla vita e quanti pochi sono quelli che la trovano” (Mt 7,13-14). La porta stretta è anzitutto l’accettazione umile, nella fede pura e nella fiducia serena, della parola di Dio, delle sue prospettive sulle nostre persone, sul mondo e sulla storia; è l’osservanza della legge morale, come manifestazione della volontà di Dio, in vista di un bene superiore che realizza la nostra vera felicità; è l’accettazione della sofferenza come mezzo di espiazione e di redenzione per sé e per gli altri, e quale espressione suprema di amore; la porta stretta è, in una parola, l’accoglienza della mentalità evangelica, che trova nel discorso della montagna la più pura enucleazione. Bisogna, insomma, percorrere la via tracciata da Gesù e passare per quella porta che è egli stesso: “Io sono la porta; se uno entra attraverso di me sarà salvo” (Gv 10,9). Per salvarsi bisogna prendere come lui la nostra croce, rinnegare noi stessi nelle nostre aspirazioni contrarie all’ideale evangelico e seguirlo nel suo cammino: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua” (Lc 9,23). È interessante notare che all’inizio della parabola le porte sembrano essere numerose, e i credenti sembrano affollare porte sbagliate che non conducono da nessuna parte. «Sforzatevi di entrare per la porta stretta». La porta del mondo nuovo è una sola, è stretta, e richiede uno sforzo per essere attraversata. Lo è, non per il gusto della fatica, non per ridurre il numero dei salvati, ma perché indica con nettezza Cristo solo, è lui solo il punto di passaggio tra i valori di questo mondo e quelli del mondo venturo, il punto di inversione tra le forze di
un mondo aggressivo e separante e quelle creatrici e costruttive del Regno da lui instaurato. Quel punto di passaggio è stretto perché indica il posto che Cristo ha scelto, l'ultimo posto, il posto di uno venuto per servire, il posto di chi da ricco si fece povero, quello del bambino messo in mezzo al cerchio degli adulti come modello. È stretta la porta, perché indica quel poco di legno che gli bastò per morire. Stretta, ma sufficiente: la grande sala infatti è piena. Vengono i lontani, e sono folla, ed entrano. Non sono migliori di noi che siamo vicini, non hanno più meriti di noi. Non mi illudo, la cruna dell'ago non sarà mai alla portata né dei vicini, né dei lontani. Ma Cristo non si merita, si accoglie. Stretta, ma bella. Riverbera simboli di festa: una sala colma, una mensa imbandita, e un turbinare di arrivi e un colorato confondersi di punti cardinali; un mondo finalmente altro, dove Dio stesso gioisce vedendo uomini diventati fratelli. Se accolgo Cristo in me, divento anch'io, come Lui, punto di passaggio, terra attraversata, piccola porta di comunione, per cui vita va e vita viene. La vita cristiana allora, non può che essere una porta che si apre a Cristo e ai fratelli e si chiude al peccato. In questo periodo di ferie lasciamo che il Signore entri dalla porta del nostro cuore e risani ogni frattura della nostra vita fede. Buona domenica.
Santino

Santino

Collaboratore di Animatamente. Animatore junior.

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