Mario.S

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Foto dei pastorelli di Fatima
Foto dei pastorelli di Fatima

Foto dei pastorelli di Fatima
05/07/2011 23:49:52

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Sezione: Animazione e Pastorale

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Descrizione:
Giacinta e Francesco, due pastorelli per Maria.

La santità dei due pastorelli di Fatima è consistita nell’aver aderito pienamente al messaggio della Vergine, di pregare e fare penitenza per la conversione dei peccatori e la salvezza del mondo.

"Volete offrirvi al Signore, pronti a fare sacrifici e ad accettare volentieri tutte le pene che Egli vorrà mandarvi per la conversione dei peccatori e in riparazione delle offese fatte contro l’Immacolato Cuore di Maria?".

Una vita breve, anzi brevissima, passata sulla terra come un lampo, ma che in una sola risposta, nello spazio di un sì pronunciato con slancio di fanciulli, ha aperto ad essi i cancelli del Cielo e donato la chiave della santità. Giacinta e Francesco Marto: due fratelli di sette e nove anni, pastorelli in uno sperduto villaggio del Portogallo. Non avevano neppure fatto la Prima Comunione quando apparve loro la "bella Signora", il 13 maggio 1917.

E il 13 maggio 2000 il Santo Padre Giovanni Paolo II, pellegrino a Fatima, li ha solennemente proclamati Beati.



La ‘bella Signora’ vestita di luce

All’epoca delle apparizioni Giacinta e Francesco non sapevano leggere; solo Lucia, la terza veggente, di dieci anni di età, aveva fatto già la Prima Comunione. Non erano bambini particolarmente devoti. Basti pensare al modo piuttosto birichino che essi avevano di recitare il Rosario: dicevano ‘Padre Nostro’ e poi, subito infilavano le parole ‘Ave Maria’, una dietro l’altra, fino al Pater successivo. Così il Rosario finiva in un baleno e loro potevano tornare, senza rimorsi, ai loro giochi infantili.

Il 13 maggio 1917, i tre fanciulli si trovano a pascolare nella conca chiamata Cova da Iria, a tre chilometri da Fatima, quando esplode un lampo nel cielo. "Dietro la montagna c’è il temporale" – dice Lucia, impensierita –; "torniamo a casa". Si stanno avviando a radunare le pecore quando un secondo lampo, più abbagliante del primo, li acceca. I bambini affrettano il passo, ma ecco che sopra un piccolo elce, alto poco più di un metro, splende una bellissima Signora vestita di luce, più luminosa del sole. Con un cenno grazioso li tranquillizza: "Non abbiate paura, non voglio farvi alcun male…".

Lucia domanda: "Di dove siete, Signora?".

– "Il mio paese è il Cielo".
– "E che cosa volete da noi?".
– "Sono venuta a chiedervi di venire qui a quest’ora il giorno 13 di ogni mese per sei volte di seguito, fino a Ottobre. In Ottobre vi dirò chi sono e che cosa voglio da voi…".
– "Voi venite dal Cielo? E io andrò in Cielo?", la incalza Lucia.
– "Sì, ci verrai".
– "E Giacinta?".
– "Anche Giacinta".
– "E Francesco?".

La bella Signora avvolge in un lungo sguardo carezzevole il fanciullo e soggiunge: "Anche Francesco, ma prima dovrà recitare molti Rosari…".

Poi chiede: "Siete disposti a offrirvi al Signore, pronti a fare sacrifici e ad accettare volentieri tutte le sofferenze che Egli vorrà mandarvi, in riparazione di tanti peccati con i quali viene offesa la sua Divina Maestà, per ottenere la conversione dei peccatori e in riparazione delle offese fatte contro l’Immacolato Cuore di Maria?".

Lucia di slancio, a nome anche degli altri, risponde: "Sì, lo vogliamo". La Signora raccomanda ai bambini di dire il Rosario tutti i giorni e sparisce a poco a poco.



Il ‘miracolo del sole’

I tre, pieni di gioia, al tramonto raccolsero le pecore e tornarono a casa. Lucia aveva raccomandato ai cuginetti di tacere, ma Giacinta parlò con sua madre e la notizia presto si diffuse. E con la notizia cominciarono anche i guai. Minacce, vessazioni, scetticismo generale. I bambini furono arrestati e portati in prigione per essersi rifiutati di riferire ciò che la Madonna aveva loro rivelato; minacciati addirittura di finire in una caldaia di olio bollente. Ma non batterono ciglio.

Le apparizioni, in tutto sei, si susseguirono regolarmente il 13 di ogni mese. All’ultima, quella di Ottobre, c’erano oltre sessantamila persone presenti alla Cova da Iria insieme ai fanciulli. Gente venuta da ogni parte del Portogallo, per fede o per curiosità. Pioveva da varie ore e una malinconia autunnale avvolgeva gli infreddoliti pellegrini. Prima di mezzogiorno, Lucia dette ordine di chiudere gli ombrelli e di cominciare la recita del Rosario. Tutti obbedirono.

A mezzogiorno in punto la Signora apparve sull’elce. Sfavillava. I bambini la vedevano distintamente; la gente assiepata vedeva invece solo una nube bianca stagnare attorno ai tre piccoli.


Lucia le domandò: "Chi siete e che cosa volete da noi?".

La Signora rispose di essere la Madonna del Rosario e di volere che in quel luogo fosse costruita una chiesa in suo onore. Raccomandò la recita del Rosario quotidiano, poi disse che la guerra, la Prima Guerra Mondiale, stava per finire e che i soldati avrebbero presto fatto ritorno nelle loro case. "Ma bisogna che si convertano – disse – e non offendano più Nostro Signore, che è già tanto offeso…".

Stava per congedarsi quando col dito indicò il disco del sole. Allora Lucia gridò alla folla: "Guardate il sole!".

In quel momento la pioggia cessò, le nubi si squarciarono e apparve in mezzo ad esse il sole che incominciò a ruotare vorticosamente su se stesso, lanciando in ogni direzione fasci di luce: gialla, verde, rossa, azzurra, viola... A un tratto il disco solare sembrò staccarsi dal cielo e precipitare sulla folla. La gente lanciò un urlo: "Dio mio, misericordia!". Tutti caddero a terra in ginocchio.

Il fenomeno durò dieci minuti e fu visto anche a molti chilometri di distanza dalla Cova. Gli abiti dei pellegrini, prima zuppi di pioggia, erano misteriosamente asciutti.



La santità semplice dei due pastorelli

Dopo le apparizioni, Giacinta e Francesco Marto cominciarono a trascorrere lunghe ore in preghiera, specialmente nella recita del Santo Rosario, tanto raccomandato dalla Madonna. Le parole della Vergine: "Pregate, pregate molto e fate sacrifici per i peccatori. Badate che molte, molte anime vanno all’Inferno perché non vi è chi preghi e si sacrifichi per loro…", si stamparono indelebilmente nel loro cuore, furono il faro di tutte le loro azioni.

Fin dal tempo delle prime apparizioni i bambini presero l’abitudine di dare la loro merenda ai poveri. Per saziare gli stimoli della fame si nutrivano alla meglio con radici, ghiande, frutti selvatici. "Così si convertiranno più peccatori" – diceva Giacinta. Le loro giornate erano puntellate di giaculatorie, atti d’amore a Gesù e Maria. Giacinta ripeteva spesso: "Voglio tanto bene a Nostro Signore e alla Madonna che non mi stanco mai di dir loro che li amo".

Sicuri, per la promessa della Madre Celeste, di dover lasciare presto la terra, essi preferivano spesso saltare la scuola per fermarsi in chiesa a pregare. Soprattutto Francesco, che provava un’attrazione vivissima a consolare Gesù per i peccati con cui veniva offeso, restando in silenziosa preghiera davanti al Tabernacolo, diceva sovente a Lucia: "Senti, va’ tu a scuola e io resto qui in chiesa con Gesù Nascosto. Tanto, per me non vale la pena di imparare: fra poco me ne vado in Cielo… Al ritorno passa a chiamarmi". E là lo ritrovava lei qualche ora dopo, in un angolo accanto al Tabernacolo.

Giacinta praticava l’immolazione nascosta per salvare i peccatori, portando una corda stretta attorno al corpo e sopportando in spirito di penitenza ogni contrarietà. Alla fine della sua vita, gravemente ammalata, fu internata in un Ospedale di Lisbona, dove morì da sola. "O mio Gesù – furono le sue parole –, ora puoi convertire molti peccatori, perché questo sacrificio è molto grande…".

Francesco giunse attraverso la preghiera del Rosario ai vertici della contemplazione. Consolare Gesù e Maria era il suo proposito. Stava molto tempo in solitudine, tra le rocce e gli alberi per pregare in silenzio, come un piccolo eremita.


"Nella vicenda di questi due bambini – ha sottolineato il nostro collaboratore, p. Stefano De Fiores, all’indomani della loro Beatificazione – c’è un piccolo trattato di antropologia cristiana. Chi è l’uomo? La tradizione illuminista lo vide una coscienza in grado di determinarsi. È una grande acquisizione. Ma ha rischiato di chiudere l’uomo su se stesso. Francesco e Giacinta, invece, vedono l’altro non come un estraneo, ma come qualcuno con cui solidarizzare fino al punto di assumersene il peso. È l’idea di un’antropologia relazionale, che in qualche modo è anche un riflesso della vita trinitaria".

Ciò che due bambini, per di più analfabeti, avevano allora compreso al lume della fede era di essere, anche con i loro pochi anni, membra vive del Corpo Mistico che è la Chiesa; di qui, il dovere di contribuire secondo le proprie forze alla salvezza delle anime. Ecco allora spiegate le preghiere incessanti e i sacrifici offerti per i peccatori, come la Santa Vergine aveva loro raccomandato.

Essi perciò sono proposti come modelli di santità, ha detto il loro Postulatore, il gesuita p. Paolo Molinari, "per come dei bambini hanno sviluppato il loro spirito di fede nel Signore e messo in pratica quello che la Madonna aveva loro detto: pregare il Rosario e sacrificarsi per i peccatori". La pedagogia della Madre di Dio non ha confronti. In pochi anni elevò Francesco e Giacinta alle vette della santità. Una vita molto breve, la loro, ma perfettamente compiuta, che si concluse durante l’epidemia di "spagnola" che falcidiò milioni di vite nel primo dopoguerra. Maria venne a prenderli personalmente, come aveva loro promesso.

Francesco ricevette la Prima Comunione il 3 aprile 1919 e il mattino dopo, all’età di undici anni, morì, stringendo la corona del Rosario, dopo aver detto alla mamma: "Guarda che bella luce vicino alla porta…". Il calvario di Giacinta fu più lungo. La Madonna la visitava spesso e le dava conforto nelle sue sofferenze, che erano indicibili. In breve tempo la piccola salì le vette della santità. Morì, sola, la sera del 20 febbraio 1920, come la Madonna le aveva annunciato. Non aveva che dieci anni di età.

Maria Di Lorenzo, Rivista "Madre di Dio", maggio 2004.

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